Secondo le Discipline Analogiche, con il termine “analogico” ci si riferisce al presente emotivo di ciascuno di noi, al vissuto emotivo nel presente che rappresenta sempre un riflesso, appunto per analogia, delle esperienze che hanno caratterizzato la prima parte della nostra esistenza. Le esperienze dell’infanzia e dell’adolescenza, pur con il passare degli anni, rimangono ben vive dentro di noi, pronte a manifestarsi repentinamente quando le circostanze del presente le richiamano. Il nostro sviluppo è caratterizzato da tappe evolutive importanti che vedono il susseguirsi di relazioni più o meno conflittuali soprattutto all’interno della famiglia.

Molte di queste relazioni generano sentimenti o risentimenti che non vanno persi ma vengono automaticamente archiviati nel nostro personale jukebox emotivo. Proprio così. Immagina un vecchio jukebox degli anni ’50 con i dischi perfettamente allineati e pronti ad essere presi e trasportati sul giradischi per iniziare a diffondere la loro musica. Ci portiamo dentro le emozioni vissute negli episodi della nostra vita, soprattutto quelle in cui abbiamo percepito sofferenza per la mancata considerazione, stima e fiducia che ci attendevamo dagli adulti. Abbiamo sofferto per queste esperienze dolorose e l’energia compressa e non espressa al momento dei fatti è rimasta dentro di noi pronta a venire fuori e farsi ascoltare quando un episodio del presente, come un gettone nel jukebox, la rievoca.

Ma non solo! Questa energia negativa, a cui diamo il nome di dolore o di rabbia, compressa come il vapore in una pentola a pressione, è proprio la causa dei disagi, che, a diverso grado di profondità, turbano il nostro benessere psicologico e fisico.

È questa energia negativa che crea il sintomo!

Che ci toglie la volontà, che ci rende infelici, che non ci fa dormire o ci provoca ingiustificati attacchi di ansia o di panico. Che ci fa mangiare troppo o fumare troppo quando non vorremmo perché consapevoli del male che ci stiamo facendo. È questa energia negativa che ci toglie le forze al punto che ci rivolgiamo al medico temendo di essere malati.

In realtà non siamo malati, siamo solo infelici!